Guardiani della Galassia Vol. 2 e il leggero eroismo dei tempi moderni

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Quando nel 2014 uscì al cinema il primo film dei Guardiani della Galassia molti inneggiarono al capolavoro. E non avevano tutti i torti: una pellicola di supereroi dove avventura, comicità, personaggi sopra le righe e una solida trama si intrecciano in maniera così armonica è merce rara.

Ecco perché il tanto atteso sequel era carico di enormi aspettative…che sono state soddisfatte a metà.

Si perché il secondo volume dei Guardiani della Galassia riprende e potenzia alcune delle caratteristiche vincenti del primo capitolo, perdendo però per strada alcuni aspetti fondamentali.

Quel che di sicuro emerge prepotentemente da questa pellicola è lo straordinario carisma della banda di protagonisti, capaci di sostenere tutto il peso del film, grazie anche alla presenza di due attori simbolo degli anni ruggenti di Hollywood, ossia Kurt Russell e Sylvester Stallone, che contribuiscono a dare una patina di nostalgia alla narrazione, che non a caso contiene moltissimi rimandi alla cultura pop degli anni Ottanta, considerati da molti amanti della sottocultura di genere come uno dei periodi più sfavillanti della modernità.

Su tutti, in maniera sorprendente, spicca il personaggi di Drax, portato sullo schermo dall’ex wrestler Dave Bautista, il quale mostra uno straordinario e inaspettato talento comico, diventando da un lato una apprezzata macchietta comica, dall’altro una figura che nasconde profondi drammi interiori, in linea con l’estetica del clown, capace di sorridere all’esterno ma di nascondere un grande turbamento, come nella famosa aria del “Ridi Pagliaccio”.

Ed è proprio qui uno dei punti di forza ma al tempo stesso di debolezza del film: quel che era riuscito così bene nel primo capitolo, ossia unire comico e drammatico a tutti i livelli del film, nel secondo capitolo avviene solo a metà.

Se luce e ombra riescono a universi perfettamente nei personaggi (e non solo in Drax, ma nella quasi totalità del cast), creando veri e propri ritratti umani tragicomici sull’onda delle più antiche tradizioni letterarie, è nella trama che questa simbiosi e questa magia non riescono a realizzarsi.

La narrazione può apparire infatti per certi versi vuota, a volte slegata, soprattutto se lo spettatore la osserva secondo il punto di vista dell’Universo Marvel che, tra pochi film, dovrebbe vedere tutte le linee narrative (Guardiani della Galassia compresi) confluire nel grande calderone delle Guerre dell’Infinito.

Oltre a tutto questo, che colloca questo film in una sorta di Limbo dell’Universo Marvel, la narrazione porta lo spettatore a vivere la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di già visto, a un’estetica ormai fin troppo conosciuta: come il più classico dei romanzi popolari, dalla situazione di disordine iniziale, tramite le peripezie dei personaggi, il pubblico vivrà prima il turbamento e infine la riconciliazione finale in cui i nodi si scioglieranno e subentrerà la pace di un giusto ed equo finale. E fin qui nulla di anormale, anzi. Si tratta di un modo di raccontare che accompagna l’uomo fin dall’antichità e si tratta di uno strumento potente, capace di far breccia in chiunque.

Tuttavia quello che manca in questo film è l’originalità nel raccontarlo. Alla fine della narrazione tutto appare molto scontato nonostante la bellezza e ricchezza dei suoi personaggi. A sottrarre lo spettatore da questa sensazione non basta lo spettacolare impianto visivo del film, sospeso tra fantascienza e un tratto psichedelico da anni ’70.

Alla fine quello che rimane è un film molto piacevole, che porta con sé tante risate e una morale leggera leggera, senza spessore e profondità, che dona poco a fine proiezione e, probabilmente, non lascerà un segno a lungo andare nella mente e nel cuore di chi guarda.

Un’occasione sprecata insomma, ma la fiducia rimane e sicuramente i Guardiani saranno in grado di conquistarci ancora un giorno, riuscendo nella difficile impresa di conciliare il bambino e l’adulto che sono in ognuno di noi.

Autore: Mattia Lecchi
Fonte foto: smartworld.it

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