Logan: l’estetica del dolore e l’ultimo ruggito del Wolverine

Logan_Wolverine

Ogni storia deve finire. E come si dice in Giappone, la fine di ogni cosa è il suo culmine, poiché si tratta del suo ultimo momento, del suo ultimo sprazzo di luce e di bellezza.

Vale la stessa cosa per il cinema e le sue narrazioni. Dopo diciassette anni dal suo debutto sul grande schermo, la storia di Logan, alias Wolverine, giunge al termine, almeno per il momento, almeno vestendo i panni di Hugh Jackman.

Esatto, non è l’attore in questo caso a interpretare il personaggio, piuttosto il contrario. E’ raro vedere una fusione tale, e con alti livelli di armonia, tra chi interpreta e che viene interpretato.

Ed è per questo che a fine proiezione resta un velo di malinconia nello spettatore.

E forse si trova qui una delle chiavi del successo di Logan.

Un film che, dopo anni di esperienza, porta sul grande schermo tutto cioè che è il personaggio di Wolverine e che ha fatto innamorare milioni di fan in tutto il mondo: un uomo dal passato difficile, ricco di contraddizioni, capace di guarire da ogni ferita (ma non per questo immune al dolore, cosa che lo rende una splendida e moderna raffigurazione dell’uomo), e carico di una struggente, per quanto nascosta, sensibilità.

A questo si aggiunge la straordinaria interpretazione di Jackman, carico di tutto ciò che ha imparato vivendo il personaggio di Wolverine.

Tutte le ferite e le sofferenze, sia fisiche che emotive, vivono letteralmente sulla figura di Jackman, arrivando con la forza di un pugno al cuore dello spettatore.

Forse a questo ha contribuito la vita reale dello stesso attore, il quale sta combattendo da anni, e fortunatamente con successo, contro un tumore della pelle. 

Tornando al film, il tema che fa da padrone è proprio quello del dolore: le sequenze di lotta sono brutalmente realistiche, ma non cercano l’effetto splatter fine a se stesso, ma piuttosto sono il veicolo, o il simbolo, per rappresentare una sofferenza più sottile e nascosta nel cuore di Logan e degli altri personaggi. A questo dolore, infatti, accompagnato dal suo carico di ingiustizia e insensatezza, si lega il mare di emozioni generato nell’animo dei personaggi. Ed è qui uno degli aspetti più sorprendenti del film: non si tratta di un mero action movie, o di un cinecomic che strizza l’occhio allo spettatore, ma siamo davanti quasi a un film intimista, che può ricordare per certi versi il Revenant che ha consegnato l’Oscar a Leonardo di Caprio.

Tuttavia, a differenza dell’arida conclusione di Redivivo, la lotta per la sopravvivenza di un Logan stanco e disilluso servirà a far riscoprire al suo personaggio certi lati dimenticati del suo animo, donandogli un lato toccante e dipingendo sullo schermo una personalità complessa, quasi agrodolce, in cui luce e ombra, violenza e dolcezza si mescolano in perfetta armonia, creando una commovente contraddizione.

In questo il personaggio di Logan non è da solo, ma è accompagnato da Charles Xavier, portato sullo schermo ancora una volta da un sublime Patrick Stewart.

Anche nella sua figura si compie una perfetta unione di opposti, creando un ritratto profondamente umano: non abbiamo dinanzi il più potente telepate della terra, ma un uomo anziano e malato, che ha perso gran parte della sua lucidità a causa di una malattia degenerativa al cervello, e che oscilla tra la figura del padre e mentore e quella del bambino capriccioso, bisognoso di cure e attenzioni.

Al di là dell’aspetto tecnico, sempre di ottimo livello su tutti i fronti, è proprio la narrazione a sostenere il film grazie alla sua ricchezza e complessità, arrivando a bastare a se stessa nel dare spessore a questa pellicola.

In conclusione, Logan è il frutto di un lavoro di perfezionamento durato anni. E’ l’apice cinematografico di un supereroe dalla vita molto umana.

Una vita passata a sopravvivere e a combattere per apprendere l’importanza di vivere senza combattere.  Grazie Logan, ora puoi abbassare gli artigli.

E’ arrivato il momento di un meritato riposo.

Autore: Mattia Lecchi
Fonte foto: cinemamultimedia.it

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