Revolutionary Road: Sam Mendes rilegge Yates, tra rivoluzione e conformismo

Revolutionary-Road | Di Caprio e Winslet

I Wheeler hanno tutto: una bella casa fuori città, due splendidi figli, un lavoro in città per Frank, che fa il pendolare, e una parte nell’ultima recita della filodrammatica locale per April, casalinga. I vicini li amano, li ammirano, qualcuno ne è segretamente innamorato. Il tipico quadretto familiare che, oggi come nel 1955 – quando la storia è ambientata, farebbe dire a chiunque che quei due hanno tutto.

Ciò che non si vede, ma che Yates prima e Mendes (qui produttore e regista) poi – in questa trasposizione estremamente fedele del suo romanzo – ci accompagnano a conoscere, è il senso di oppressione che questa ridente normalità provoca nella giovane coppia.

Una coppia che sognava di vivere davvero, che guardava – e guarda ancora – a Parigi come alla meta esotica dove tutto si può ancora realizzare, ma che oggi invece si riempie il bicchiere per offuscare la sensazione di essere in trappola, una trappola cordiale e dorata, anzi: intonacata di bianco e con le persiane rosse.

Dietro all’apparenza di coppia felice si nascondono tradimenti, liti furibonde, una profonda insoddisfazione. Quando April propone di trasferirsi a Parigi l’idea sembra infiammare di nuovo i due, ma un nuovo bambino in arrivo e una promozione in vista per Frank allontanano di colpo le loro speranze. April quel bambino non lo vuole, ma Frank si infuria alla sola idea dell’aborto, a quei tempi non legale. La situazione precipita presto in un tragico epilogo.

Trasposizione del romanzo di Yates con una solida sceneggiatura e una particolare importanza affidata ai dialoghi e alle atmosfere, dove parole e sguardi rendono una tensione palpabile anche in assenza di azione. Una messa in scena composta suggerisce ciò che non viene mai detto. Una pellicola che è sì un’analisi della middle class americana anni cinquanta ma che costruisce anche un ponte con i giorni nostri, raccontando la necessità di conformarsi alla vita, di essere ciò che la società ci chiede di essere, rinunciando alla voglia di cambiare, fuggire, immaginare una vita diversa.

Un melodramma cupo e malinconico che racconta di una rivoluzione mai espressa e mai realizzata.

Fonte immagine: fanpop.com
Autore: Patrizia Frattini – Rockcopy

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