The Million Dollar Hotel: Wim Wenders e i miserabili di L.A.

Wim Wenders | The Milion Dollar Hotel

A distanza di poche settimane dal settantesimo compleanno del regista (lo scorso 14 agosto) e dalla uscita del suo prossimo film “Ritorno alla vita” (nelle sale dal 24 settembre), ma anche dal concerto torinese degli U2 che il 5 settembre ha aperto il tour europeo della band non può non tornare alla mente il film che ha unito i due artisti sul grande schermo, nel racconto dei miserabili di Los Angeles: The Million Dollar Hotel.

L’intro del film non lascia spazio al finale a sorpresa, anzi: nelle parole cantate da Bono, che accompagnano il salto di Tom Tom, c’è quasi tutto il film:

I have a lover,

A lover like no other.

She got soul, soul, soul, sweet soul,

And she teach me how to sing.

Shows me colours

when there’s none to see,

Gives me hope when I can’t believe

That for the first time

I feel love.

I have a brother,

Well, I’m a brother in need.

I spend my whole time running,

He spends his runnin’ after me.

I feel myself goin’ down,

I just call and he comes around,

But for the first time

I feel love.

My father is a rich man,

He wears a rich man’s cloak,

Gave me the keys to his kingdom comin’,

Gave me a cup of gold.

He said, “I have many mansions

“And there are many rooms to see.”

But I left by the back door

And I threw away the key.
Storia dei diseredati di Los Angeles riuniti nel fatiscente Million Dollar Hotel, il film è un po’ dramma, un po’ noir e un po’ pellicola con tematiche sociali (“Gli Stati Uniti sono pieni di personaggi come quelli raccontati nel mio film. Sono il frutto della politica reaganiana anni ’80, che ha lasciato in mezzo alla strada le persone che hanno bisogno di assistenza” ha detto Wenders.).

La trama ruota intorno all’amore di Tom Tom (Jeremy Davies) per Eloise (Milla Jovovich) – a metà tra la creatura angelica e la prostituta, che gira scalza per le strade di Los Angeles – e anche intorno alle indagini di Skinner (Mel Gibson), detective FBI incaricato di trovare l’assassino di Izzy, uno degli ospiti sbandati dell’hotel, che tutti pensavano essere solo un tossico nullatenente ma che invece è il figlio di un ricco magnate dei media.

Ma le indagini non si concluderanno come previsto e Skinner si rivelerà – anche grazie a un segreto che custodisce – forse più simile agli ospiti dell’hotel che al mondo di ordine e normalità di cui si sforza di far parte.

A fare da contorno, una folla di personaggi perduti, come un finto capo indiano che prova a vendere quadri di catrame – si pensa siano opera della vittima, in realtà sono opere rubate ricoperte per non essere riconosciute –  o un vecchio magnaccia oppure un santone hippie che sostiene di avere scritto le canzoni dei Beatles.

Un film poetico e malinconico, che parla di sentimenti e della morte, di rimpianti e di vita, perfettamente accompagnato da una colonna sonora (che si sposa così bene con il film proprio perché la sceneggiatura è opera di Bono – a quattro mani con Nicholas Klein) che trasmette calore, ma anche tristezza e un senso di vuoto, che accomuna tutto il film.

Fonte immagine: cultstories.altervista.org

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