X-Men – Apocalisse: la fine del mondo (e del successo) per i mutanti della Marvel?

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Dopo il toccante ed epico X-Men – L’inizio e il coraggioso, anche se per certi versi fragile, X – Men – Giorni di un futuro passato, i mutanti di casa Marvel tornano sul grande schermo con la nona pellicola dedicata al loro affascinante mondo, con una storia ricca di mitologia, di suggestioni e dal respiro molto ampio e carico di significati.

O almeno così doveva essere in teoria perché, alla prova del pubblico, la saga dei mutanti si arena pesantemente e senza scuse, decretando probabilmente l’inizio della fine, o dell’Apocalisse per l’appunto, per uno dei cicli narrativi più amati degli ultimi anni.

Questa “Caporetto” per Magneto e compagni è dovuta principalmente a una storia che, in sostanza, si rivela scialba e piatta, gestita, dopo un incoraggiante inizio, in maniera superficiale e, per certi versi, ai limiti dell’assurdo.

Oltre a questa generale sensazione di insensatezza, i drammi umani dei mutanti, da sempre colonna portante di queste storie, perdono improvvisamente profondità e appaiono solo come un pretesto per mettere in scena effetti speciali, combattimenti mirabolanti e camei che strizzano l’occhio ai fan più nostalgici e sfegatati della serie.

Tutto questo dimenticando per l’appunto il lato umano dei protagonisti: nei precedenti episodi, i poteri e le imprese dei mutanti nascevano anche da condizioni emotive e di vita estreme e toccanti, una sorta di iperbole dei drammi che ogni essere umano affronta durante la sua esistenza.

Gli X-Men erano perciò in grado di unire l’emozione alla spettacolarità, creando fascino partendo da situazioni intime e personali, tanto che il potenziale del singolo mutante andava a braccetto con le sue fragilità interne.

Questo bellissimo, e poetico, modo di esprimere l’eroismo aveva trovato il suo massimo apice proprio in X-Men – L’inizio, dove Magneto, il cui cuore oscillava tra la luce e l’oscurità, si vedeva protagonista di imprese incredibili grazie allo sforzo profuso nel trovare pace nel suo animo sofferente. Tutto questo non solo manca di profondità in questa ultima pellicola, ma viene letteralmente storpiato. Proprio il personaggio di Magneto è protagonista di una ricaduta nelle tenebre che prende delle forme a dir poco assurde, se non addirittura ridicole, perdendo ogni realismo e credibilità. Quello che dovrebbe essere uno dei punti centrali del film appare quasi comico tanto appare innaturale e forzato, salvo poi rivelarsi del tutto inutile vista la pronta redenzione dello stesso Magneto, avvenuta per lo più senza una spiegazione chiara.

Non solo questo personaggio cade vittima di un trattamento così superficiale, ma tutti gli X-Men ne sono preda, sacrificati a una sceneggiatura che dopo un inizio incoraggiante si perde e premia solo la spettacolarità e l’impatto visivo a discapito del contenuto.

Un film così debole, perciò, non può fare altro che reggersi su alcune particolari sequenze: da quella “in alta velocità” che vede protagonista Quicksilver, a quella del brutale e sanguinolento ritorno di Wolverine. Tuttavia si tratta solo di improvvise fiammate, destinate a estinguersi senza lasciare tracce troppo evidenti.

Ecco perciò che lo spettatore, alla fine della narrazione, si trova spaesato, quasi confuso, con la netta impressione di aver assistito all’ennesimo action movie, e non a una pellicola di super eroi dove, proprio perché si parla di eroi, il coinvolgimento emotivo deve farla da padrone.

Si sa già che questa pellicola sarà seguita da altre dedicate al mondo dei mutanti Marvel. L’unica speranza è che questa saga faccia un sano ritorno alle origini o sarà destinata a spegnersi molto lentamente e a distruggere il suo mondo, proprio come il titolo stesso di questa pellicola sembra presagire in maniera inquietante.

Autore: Mattia Lecchi
Foto: screenweek.it

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